Il fenomeno climatico El Niño è tornato al centro dell’attenzione internazionale. Secondo diversi ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), l’evento in formazione nel 2026 presenta valori anomali e potrebbe evolvere in un Super El Niño, una configurazione rara e potenzialmente capace di influenzare il clima globale e mediterraneo. Le analisi del CNR e dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) indicano che ci troviamo davanti a un fenomeno di intensità mai osservata prima .
El Niño è la fase calda del sistema climatico ENSO (El Niño–Southern Oscillation). Si manifesta quando:
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le acque superficiali del Pacifico equatoriale si scaldano oltre la norma (anche +2 °C o più nei casi intensi);
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gli alisei si indeboliscono;
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la circolazione atmosferica globale viene modificata.
Questi cambiamenti alterano la distribuzione dell’energia nel sistema climatico terrestre, generando effetti a migliaia di chilometri di distanza.
Secondo le analisi riportate da CNR‑Ibe, CNR‑Isac e dal Consorzio LAMMA, il Niño 2026 mostra caratteristiche eccezionali:
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Riscaldamento molto rapido del Pacifico equatoriale.
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Probabilità superiore al 90% di un Niño forte secondo NOAA/CPC .
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Possibile picco tra autunno 2026 e inizio 2027.
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Combinazione con il riscaldamento globale, che amplifica gli effetti.
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Rischio di entrare in una zona climatica mai osservata prima, con impatti difficili da prevedere nel dettaglio.
Il CNR sottolinea che l’intensità del fenomeno rende le previsioni più incerte: i modelli climatici non hanno molti analoghi storici con cui confrontare la situazione attuale.
Secondo OMM e ONU, un Super El Niño può generare:
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siccità estreme in Asia meridionale e Australia;
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alluvioni violente in America Latina;
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incendi diffusi nelle regioni tropicali;
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un aumento della temperatura media globale fino a circa +1,76 °C rispetto ai valori preindustriali, combinando Niño e riscaldamento antropico .
L’Italia non è tra le aree direttamente colpite da El Niño, ma gli effetti indiretti possono essere significativi, soprattutto quando il fenomeno è molto intenso.
Tendenze stagionali secondo CNR e OMM
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Autunno 2026 più caldo della norma Le previsioni stagionali indicano temperature sopra media, con possibili ondate di calore anomale.
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Maggiore instabilità atmosferica Un Niño forte può favorire:
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piogge improvvise e intense nel Mediterraneo occidentale,
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episodi di caldo tardivo,
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alternanza tra fasi secche e fasi molto piovose.
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Inverno 2026–27 tendenzialmente mite: Storicamente, durante i Niño intensi l’Europa registra inverni meno freddi, anche se la variabilità resta elevata.
Cosa non è possibile prevedere
Il CNR avverte che, con valori così anomali, non è possibile fornire previsioni dettagliate su singole regioni italiane: l’atmosfera entra in una configurazione poco osservata in passato.
Sintesi delle previsioni per l’Italia (2026–2027)
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Autunno 2026: caldo sopra media, rischio di precipitazioni estreme.
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Inverno 2026–27: tendenza a temperature miti, con possibili fasi perturbate.
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2027: probabile persistenza degli effetti del Niño, con ulteriore spinta verso un clima globale più caldo.
Fonti e riferimenti
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Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) – ISAC, IBE, LAMMA
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Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM)
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NOAA/CPC – Previsioni
Conclusione
Il Niño 2026 rappresenta un fenomeno climatico di portata eccezionale. Le analisi del CNR indicano che potremmo trovarci davanti a un evento capace di influenzare il clima globale e, indirettamente, anche quello italiano. Monitorare l’evoluzione del Pacifico equatoriale nei prossimi mesi sarà fondamentale per comprendere gli impatti sul Mediterraneo e sulle stagioni future.


